Il decreto legislativo n. 259 del 1 agosto 2003, detto anche “Codice delle Comunicazioni Elettroniche”, e sue successive modifiche ed integrazioni, all’ art.87 prescrive che in caso di installazione o modifica di impianto radioelettrico di telecomunicazione “l’istanza (…) deve essere corredata della documentazione atta a comprovare il rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, relativi alle emissioni elettromagnetiche, di cui alla legge 22 febbraio 2001, n. 36, e relativi provvedimenti di attuazione”.
Questo documento, definito usualmente Analisi di Impatto Elettromagnetico (o AIE), è dunque un elaborato tecnico che il gestore di telecomunicazioni deve obbligatoriamente produrre e poi depositare presso I Comuni interessati e alle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) di competenza territoriale.

La valutazione dell’impatto elettromagnetico dovrà essere effettuata secondo le relative norme CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) e tenendo conto dei dati radioelettrici dell’impianto oltre che del contesto geografico e dei dati della struttura.

Tra le caratteristiche strutturali e dimensionali ci sono la quota del terreno sul livello del mare, la quota dell’impianto, la quota degli elementi radianti, le direzioni di puntamento delle antenne, le dimensioni delle antenne, la geometria delle antenne in caso di simulazione in campo vicino e l’eventuale angolo di inclinazione rispetto alla verticale (tilt); le ulteriori caratteristiche radioelettriche comprendono la potenza al connettore d’antenna (o ai singoli elementi), la frequenza i diagrammi di radiazione delle antenne. In particolare, per le antenne di telefonia mobile si dovrà indicare con precisione quale diagramma e quale configurazione si intende utilizzare poiché le antenne di maggiore uso sono oggi antenne multibanda con possibilità di selezione dell’angolo di inclinazione (tilt) in modo così detto elettrico; questa antenne hanno infatti un nutrito numero di diagrammi che sono funzione della frequenza, dell’angolo di tilt e della schiera di elementi che si utilizza in trasmissione. La frequenza dovrà essere scelta tra quella più prossima alla frequenza data in concessione al gestore in esame mentre per gli altri dati questi dovranno essere chiaramente indicati nelle specifiche radioelettriche dell’impianto.

Le analisi di impatto elettromagnetico si prefiggono lo scopo di verificare la possibilità di inserimento di un impianto in un determinato contesto.
La legge prescrive il rispetto dei limiti di intensità e dei valori di cautela di campo elettromagnetico che sono definiti dalla normativa nazionale per i luoghi in cui è prevista la presenza di persone; ne consegue che l’analisi di impatto elettromagnetico deve analizzare tutti i possibili punti dello spazio dove sia possibile la presenza di persone. Se affrontiamo il problema da un punto di vista esclusivamente teorico le ripercussioni di un nuovo impianto possono essere sentite anche all’infinito; si tratta quindi di definire un confine nell’intorno dell’impianto al di là del quale gli effetti possano essere considerati trascurabili.
L’individuazione dell’area di analisi dipenderà anche dalla presenza di altri impianti che potranno contribuire al campo elettromagnetico totale, dalla loro distanza e dalla loro tipologia (stazioni radio base, broadcaster radio e TV, etc.).
Una volta definito lo spazio in cui svolgere l’analisi si deve individuare un metodo per la sua rappresentazione partendo dai dati cartografici disponibili. In linea di principio si ritiene che una precisa rappresentazione del territorio e dei suoi manufatti sia quella basata su un modello orografico del terreno nel quale siano evidenti tutti i luoghi con potenziale presenza di persone, in particolare gli edifici.
Il livello di intensità del campo elettromagnetico è dato somma di due contributi: il livello preesistente prima dell’attivazione di un nuovo impianto (che viene anche chiamato livello di fondo) ed il livello prodotto dal nuovo impianto.
Analizzando le diverse norme e leggi regionali ci si trova di fronte ad una situazione variegata che può essere sintetizzata nelle seguenti tre possibilità:

1. misura del livello di campo con modalità a banda larga in un determinato numero di punti significativi sia per la posizione del futuro impianto sia per la posizione di eventuali altri impianti nell’intorno dell’area di analisi; tipicamente sono riconosciuti significativi i punti dove, sulla base di una primo calcolo teorico o dell’esperienza tecnica del valutatore, risultano più elevati i valori di campo elettromagnetico calcolati come contributi del futuro impianto e degli eventuali impianti esistenti;

2. misura del livello di campo con modalità a banda stretta al fine di ricavare un valore massimo attendibile;

3. calcolo del livello di campo considerando tutti gli impianti presenti in un’area di determinate dimensioni nell’intorno della posizione del futuro impianto.

Tutti i metodi presentano pregi e difetti; l’approccio strumentale a banda larga è quello più veloce e semplice ma non può considerare sempre e comunque tutte le situazioni; inoltre, non rappresenta un dato invariabile nel tempo. La variabilità del dato misurato resta comunque contenuta ma, in linea generale, la misura è una fotografia di quell’istante e non può essere considerata un valore assoluto. L’approccio strumentale a banda stretta è più complesso: in alcune situazioni esso permette, solo nel caso di impianti per la telefonia mobile, di ricavare, attraverso un successivo calcolo, la peggiore situazione possibile nel punto di misura; questo però è vero solo a condizione di conoscere alcuni dati tecnici non solo per l’impianto futuro ma anche per gli impianti preesistenti, ed anche questo approccio rischia però di non andare a considerare tutte le possibili criticità dell’ambiente di analisi. L’approccio del calcolo è un metodo tipicamente conservativo che tende a sovrastimare il livello di fondo.
L’esperienza ha inoltre evidenziato, in alcuni casi, le difficoltà, per chi prepara una Valutazione di Impatto Elettromagnetico per un dato impianto, ad ottenere i dati tecnici relativi ad impianti vicini, se preesistenti e non coinvolti in un nuovo processo autorizzativo.

Per quanto riguarda invece I calcoli previsionali, gli algoritmi di calcolo da utilizzare sono quelli descritti nelle Guide CEI 211.7 e 211.10.

Il calcolo del livello di campo elettromagnetico sarà svolto all’interno dell’area definita come significativa e dovrà essere eseguito in tutti quei punti dello spazio in cui sia possibile la presenza di persone. In linea assolutamente generale le persone possono trovarsi in tutti i punti al livello del terreno e, se in presenza di edifici o manufatti, anche a quote superiori. Un primo calcolo dovrà quindi essere eseguito alla quota del terreno e successivamente a quote superiori fino a raggiungere la quota dell’edificio più alto. Poiché la quota del terreno rispetto al livello del mare può variare all’interno dell’area di analisi, talvolta anche in modo significativo, il nostro Studio, grazie a strumenti software ideati e utilizzati in via esclusiva, utilizza metodi di calcolo che seguono l’orografia del terreno; in questo caso in un unico calcolo si rappresenta il valore di campo sia alla quota del terreno sia a quote predefinite; inoltre, tenendo in conto la presenza di edifici, e ipotizzando di scegliere un passo significativo di incremento di quota, si può rappresentare l’intero spazio di analisi eseguendo un campionamento spaziale tridimensionale all’interno degli edifici. Da questa analisi, possono poi essere estratti tutti i parametri statistici significativi per analizzare lo scenario, individuare I punti critici con livelli di campo elettromagnetico più elevato ed eventualmente confrontare in maniera quantitativa e sistematica più scenari diversi di collocazione dell’impianto.

 

 

 

 

Bibliografia:

Guida CEI sulla Valutazione di Impatto Elettromagnetico Membri del Gruppo di Lavoro CEI

Legge 22 febbraio 2001,n°36 – Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici (G. U. 7 marzo 2001, n°55)

DPCM 8 Luglio 2003-Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100kHz e 300GHz.(G. U. 29 Agosto 2003, n°199)

CEI 211-7-Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettromagnetici nell’intervallo di frequenza 10kHz-300GHz, con riferimento all’esposizione umana

CEI211-7; V1 Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettromagnetici nell’intervallo di frequenza 10kHz-300GHz, con riferimento all’esposizione umana

Appendice A: Le centraline di monitoraggio dei campi elettromagnetici a radiofrequenza: procedure e finalità di utilizzo. Maggio 2006

CEI 211-10 Guida alla realizzazione di una stazione radio base per rispettare i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici in alta frequenza

CEI 211-10; V1 Guida alla realizzazione di una stazione radio base per rispettare i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici in alta frequenza:
Appendice G: valutazione dei software di calcolo previsionale dei livelli di campo elettromagnetico – Gennaio 2004
Appendice H: metodologie di misura per segnali UMTS. Gennaio 2004